In vigore la legge per la coltivazione e la trasformazione della canapa

07/02/2017 | Circolare n. 43/2017

La nuova legge a sostegno della filiera della canapa è in vigore dal 14 gennaio 2017 e ha introdotto diverse importanti novità nell’ordinamento italiano.

L’obiettivo primario della norma è quello di incentivare un settore con grandi potenzialità, un settore che agli inizi del Novecento contava oltre 100.000 ettari coltivati, mentre oggi ne restano appena il 3-4%.

La legge n. 242/2016 ha innanzitutto liberalizzato l’attività di coltivazione della canapa: tuttavia, sono ammesse alla libera coltivazione solo le varietà iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole ai sensi dell’art. 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio europeo, ossia quelle che non rientrano nella disciplina del DPR 309/1990 tra le sostanze stupefacenti.

Per la coltivazione delle varietà di canapa certificate con un contenuto di THC inferiore allo 0,2% non è più richiesto alcun tipo di autorizzazione, quindi non sarà più necessario procedere alla denuncia della coltivazione alle forze dell’ordine.

La legge impone al coltivatore solo due obblighi:

  • la conservazione dei cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi;
  • la conservazione delle fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.

Resta intatta la possibilità del Corpo forestale dello Stato ad effettuare i controlli sulle coltivazioni, anche tramite prelevamenti, analisi di laboratorio e ogni altra verifica necessaria. Qualora gli addetti ai controlli reputino necessario effettuare dei prelievi della coltura, dovranno farlo alla presenza del coltivatore e dovranno rilasciare a questi un campione per eventuali controverifiche.

Importante è la novità relativa alla responsabilità dell’agricoltore in caso di irregolarità delle coltivazioni. Infatti, laddove la canapa coltivata abbia un contenuto complessivo di THC compreso tra lo 0,2 e lo 0,6%, nessuna responsabilità sarà posta in capo al coltivatore.

Non solo: anche nel caso in cui il prodotto coltivato superi la soglia di THC dello 0,6%, la responsabilità dell’agricoltore è esclusa dalla legge. In questo caso, però, l’autorità giudiziaria potrà disporre il sequestro e la distruzione del prodotto irregolare.

È importante inoltre segnalare che la L. 242/2016 prevede annualmente la destinazione di risorse, nel limite massimo di 700.000 euro, da parte del MIPAAF, per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa.

Giova precisare, infine, che la legge incentiva lo sviluppo di filiere territoriali che investano nella ricerca e nello sviluppo dei prodotti e dei semilavorati a base di canapa.

Le coltivazioni di canapa potranno essere utilizzate per attività didattiche, dimostrative, di ricerca e di florovivaismo; inoltre dalla canapa prodotta sarà possibile produrre:

  • alimenti e cosmetici nel rispetto delle discipline dei relativi settori;
  • semilavorati come fibra, polveri, cippato, oli o carburanti;
  • materiale per il sovescio;
  • materiale organico per lavori di bioingegneria e bioedilizia;
  • materiale per la fitodepurazione e la bonifica di siti inquinati.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Professionisti di riferimento

Maurizio LeoDocente Scuola di istruzione
Guardia di Finanza Roma
Gian Paolo TosoniPubblicità de Il Sole 24 ORE
Esperto in Materia Fiscale del Settore Agricolo
Luciano MattarelliEsperto in Materia Fiscale del Settore Agricolo
Angelo FrascarelliProfessore Associato
Università degli Studi di Perugia

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